Febbraio. San Valentino. La festa degli innamorati. È un fiorire di rose, possibilmente rosse, cuori, e altre romanticherie superficiali. È importante il cuore fisico, il motore nascosto.
Poi c’è la parte spirituale, più eterea. Ognuno ascolta il proprio cuore e i sentimenti possono addirittura coinvolgere il motore con tachicardia, ansia, serenità, gentilezza. Il nucleo spirituale è più difficile da descrivere. In fondo nel cuore si mescolano corporeità e spiritualità. Possiamo anche fingere all’esterno, ma nel profondo è più difficile. Pare che lì alberghi la sincerità, a cui nessuno sfugge. Lì è il posto dove ci siamo solo noi, dove ci confrontiamo con noi stessi. I segreti che non si condividono con altri sono lì.
Dobbiamo del rispetto e della considerazione per il proprio cuore-motore, fisico e spirituale. Essere sinceri con lui, imparare a dargli retta, ad ascoltarlo. Sappiamo che lì non si bara. Lì possiamo individuare le fondamenta salde della nostra vita. Implica attenzione e voglia di ascoltare. Si tratta di prenderci del tempo ed essere sinceri su quanto scopriamo. Saper riconoscere quello che il cuore ci dice, a noi ed agli altri.
È nel cuore che andiamo a scoprirci come persone, come cittadini e soprattutto come credenti. Lì possiamo individuare quanto la Scrittura ci suggerisce. E mi viene da dire che parla ad ognuno singolarmente, non ci confonde, se siamo attenti.
È faticoso questo lavoro di discernimento perché possiamo cadere nell’inganno. Impariamo ad individuare con sincerità e accortezza quanto emerge da quel profondo noi stessi.