Ci sono racconti del Vangelo che conosciamo già, e che ci consentono di concentrarci sui particolari, o sul senso generale. Rientra tra questi la parabola del figliol prodigo, o del padre misericordioso (meglio!).
Che parla a entrambe le anime che, chi più chi meno, abbiamo tutti dentro di noi. Da una parte c’è quella ribelle, che sa di avere molto da farsi perdonare. A questa il Padre offre semplicemente un abbraccio e una festa, nonostante tutto ciò che abbiamo combinato, nonostante ci siamo augurati di vivere senza di lui (questo significa, chiedere la propria parte di eredità prima della sua morte).
Ma abbiamo anche, dentro, e spesso molto più forte, l’anima rispettosa delle regole, delle convenzioni, del “si deve fare così”. Questa è spesso ligia ai doveri, sì, ma altrettanto invidiosa della libertà degli altri, piena di astio perché si trova davanti una libertà da cicala che, ci viene da pensare, paga sempre troppo tardi e troppo poco.
Anche a questo nostro “io” affidabile ma immusonito parla la parabola: perché il Padre ci invita a cogliere che a lui interessa la relazione, non il rispetto delle regole. Dio vuole degli amici, degli innamorati, non degli amministratori delegati. E ci invita a scoprirlo non come un padrone magari giusto ma severo, bensì come un padre amorevole, che vuole solo abbracciarci.
IV Domenica di Quaresima C ⇒Leggi il Vangelo secondo Luca 15,1-3.11-32